La Lezione di Facio

 

Sono pochi i giovani di 24 anni che possono vantare di essere stati maestri sia di coetanei che di posteri. Uno di questi è certamente Dante Castellucci (Facio), maestro di dignità, di coraggio e di democrazia. Nei mesi convulsi in cui sono state poste le basi del nostro Stato repubblicano, il suo insegnamento - espresso principalmente attraverso l’esempio - si è impresso nell’animo dei suoi compagni di lotta e in quello delle popolazioni che lo hanno visto protagonista di indimenticabili azioni contro i nazi-fascisti e che in seguito ne hanno alimentato il mito. La storia della Resistenza nella Lunigiana e sulla montagna parmense si identifica per molti nel nome di Dante Castellucci: Resistenza uguale Dante Castellucci; Dante Castellucci uguale Resistenza.
La storia di Facio ha origini lontane. Inizia con l’emigrazione dalla Calabria, sua terra d’origine, verso la Francia e passa attraverso l’esperienza del fronte alpino, di quello russo e delle prime azioni partigiane a fianco dei fratelli Cervi. Il giovane Castellucci, che ha dedicato la propria vita all’ideale di un mondo migliore, sarà abbattuto, alla fine, da una raffica di mitra. Ma questa scarica mortale non era stata ordinata dall’avversario bensì da comandanti autorevoli delle brigate garibaldine cui lo stesso Facio apparteneva.
Dante Castellucci è stato amato da persone che lo hanno conosciuto e da persone che hanno solo sentito parlare o letto di lui. Tra queste, Carlo Spartaco Capogreco che è l’autore de “Il piombo e l’argento”, il libro che, ricostruendone integralmente la vicenda, ha permesso a migliaia di persone sparse in tutte le parti d’Italia di conoscere Dante Castellucci (Facio).
Credo che nessuno dei resistenti abbia mai pensato che con l’insurrezione del 25 aprile si sia realizzata in Italia una democrazia compiuta. Ma certamente allora si sono poste le basi fondamentali per la costruzione di una vera democrazia. I comunisti, componente fondamentale, assieme ad azionisti e cattolici, del movimento di Liberazione Nazionale, hanno espresso questo programma con il concetto di “democrazia progressiva”.
Lo strumento di questa “democrazia progressiva” è rappresentato dalla carta costituzionale repubblicana. Lo Stato democratico è nato come organismo fragile che conserva al proprio interno molti elementi e caratteristiche del passato regime fascista. Elementi che saranno in parte rimossi o superati nei decenni successivi attraverso l’opera di partiti legittimati a riformare lo Stato dal voto popolare e dalle lotte di massa dei lavoratori e dei cittadini. Oggi, mentre il riformismo ha assunto altri e contrastanti significati, per chi crede in ulteriori sviluppi della democrazia all’interno dello Stato repubblicano, appare di vitale importanza capirne le contraddizioni ed i limiti attraverso uno studio disincantato della sua genesi.
Ecco allora che comincia ad intravedersi la "lezione postuma" di Facio. Lezione scritta collettivamente da tutti gli attori che parteciparono ai tragici avvenimenti del "caso Facio". E ad ognuno di quegli attori – con buona pace di tutti – oggi può essere conferita pari “dignità didattica”, come viene conferita agli eroi omerici Achille ed Agamennone. E’ così che i "Salvatore" (Antonio Cabrelli), "Tullio" (Primo Battistini) e gli altri attori di quelle tragiche vicende, trovano una loro collocazione nella storia, dove non vi sono delle figure da santificare e altre da demonizzare. Essi sono dei personaggi che hanno incarnato in maniera emblematica le contraddizioni di un periodo storico: dalla vittima ai suoi fucilatori, indipendentemente dalle scelte etiche e politiche di ognuno. Scelte che poi – nel “caso Facio” – hanno portato ad operare in maniera così sistematica per rimuovere la verità o per depistare, come si dice in gergo giudiziario.
Chi ha depistato e chi ancora oggi pone ostacoli all’emergere della verità storica, non è stato in passato, né tanto meno lo è ora, a favore della democrazia. Al contrario, sarebbe necessario che la lezione di Facio non venisse più oltre taciuta ai giovani. Molte generazioni hanno pagato per questa voluta ignoranza. La società sta attraversando oggi un passaggio epocale. Non è ancora chiaro quale sarà la strada da percorrere, la meta a cui aspirare. Alla crisi che investe oggi il ruolo dei partiti e, più in generale, il mondo della politica, si può rispondere solo guardando più profondamente dentro la nostra storia. La battaglia civile e politica per la modifica della falsa motivazione della medaglia d’argento a Facio e per il conferimento della medaglia d’oro non è, perciò, fine a sé stessa, ma è bensì un passaggio indispensabile, necessario come tanti altri, per rimuovere gli ostacoli che impediscono lo sviluppo della democrazia reale e partecipata nel nostro Paese.

 

Massimo Salsi

 

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